Il Nobel che non ti aspetti (o forse sì)

A Jean Tirole il premio per l'economia: cosa dicono i media
13 Ottobre 2014 - 16:30
Jean Tirole al seminario del FMI Rethinking Macro Policy II, il 17 aprile 2013 - foto IMF Staff Photograph/Stephen Jaffe CC

Il Nobel per l'economia è andato a un economista francese, Jean Tirole, noto per i suoi studi sul rapporto tra meccanismi regolatori del mercato e grandi multinazionali. Un premio attribuito proprio "per la sua analisi su potere e regolazione nel mercato". Un premio per certi versi inatteso. Perché va a un francese in un settore da anni dominato dagli studiosi americani e proprio nell'anno in cui la Francia è messa all'indice come "il grande malato d'Europa" che - per di più - ha appena annunciato di non voler rispettare i dettami dell'austerità di marca tedesca. E poi perché riguarda un ambito di studi, i meccanismi di regolazione dei mercati, che come ricorda il Wall Street Journal viene preso in considerazione per la prima volta da trent'anni a questa parte.

Eppure, a leggere i primi commenti e articoli della stampa internazionale, ci sarebbero diverse ragioni per ritenere la scelta del presidente della School of Economics di Tolosa non proprio imprevedibile. Qui trovate la sua prima intervista al sito del premio Nobel. Le sue prime parole, segnala ancora il Wsj.com, sono state di sorpresa, ma nel merito ha risposto mettendo al centro la questione del rispetto di un quadro di regole il più possibile condiviso ed esteso. Questione che riguarda, ad esempio, il progetto di unione bancaria in Europa di cui è detto sostenitore, ma anche la lotta contro i monopoli di fatto messa in atto, con alterne fortune, dai regolatori europei nei confronti di soggetti come Google o Visa.

Il contributo di Tirole nell'analizzare il ruolo di Google o di Facebook è centrale anche da un altro punto di vista. Vox.com cita infatti un suo studio, condiviso con Jean-Charles Rochet, sulle piattaforme nei mercati bilaterali, che rivela perché certi operatori offrono gratis servizi che pure costano milioni e milioni di dollari. Evidentemente, detta in parole semplici, perché la diffusione gratuita garantisce un mercato che fa guadagnare molto di più. Tema che interessa anche il blog Alpahville del Financial Times.

Ma è forse Larry Elliott sul Guardian che offre l'analisi più chiara dei motivi di questo premio. Perché i suoi studi riguardano un tema considerato cruciale a partire da Adam Smith. Ma soprattutto per tre ragioni più attuali, spiega Elliott: "La prima è che molti dei monopoli naturali che una volta erano di proprietà dello Stato - società elettriche e idriche , per esempio - sono ora in mani private. La seconda è che ci sono alcuni settori che sono cresciuti in dimensioni e potenza negli ultimi anni, e in cui i rischi per la popolazione sono diventati maggiori. Il settore bancario è un settore di questo tipo. [...] Infine, vi è il potere di mercato nelle mani di alcuni dei nuovi giganti della tecnologia. Si potrebbe sostenere che di Google Eric Schmidt è potente oggi come John D. Rockefeller quando era al timone della Standard Oil. E i librai si preoccupano per il predominio di Amazon".  Secondo Elliott ciò che ai giudici è piaciuto di Tirole è che non esiste, per questi problemi, una soluzione buona in ogni situazione e "che ogni settore deve essere regolato in base alla propria struttura. Che cosa è necessario per il settore bancario sarà diverso da ciò che è necessario per il settore ricerca online".

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